A prova di Godzilla

Qualcuno, una volta, ha detto con una certa convinzione che sono decisamente mainstream. Mi dispiacerebbe deluderlo proprio all’inizio del 2018 e quindi il mio primo post su questo blog sarà esattamente mainstream.

Bubbik, cioè la sottoscritta, intende iniziare il 2018 con dei buoni propositi, esattamente come fanno tutti. Ma, tralasciando le diverse diete, lo sport, la diminuzione dello stress, la bontà dell’anima e la pace nel mondo, ho deciso di scegliere un solo, dannatissimo, proposito alla “…E alla fine arriva Godzilla”.

Sì perché, se ti immagini dietro la finestra di casa tua ad assistere inorridito al devastante passaggio di quella sorta di lucertolone fuori misura, consapevole che presto si abbatterà anche nei tuoi paraggi, secondo me, mentre tenti di fuggire da una morte certa, il lucertolone si sarà già portato via, se non ancora la tua vita, almeno tutti i tuoi propositi inutili. L’unica cosa che vorresti con te mentre scappi è quella per cui vale la pena di esprimere un proposito.

Io vorrei non scappare via da sola: vorrei avere un compagno che corresse con me. Almeno uno.

E siccome io ho una turba particolare per il significato delle parole, compagno è parola a me fin troppo cara, perché è la prima di cui mi sono innamorata.

Successe un giorno di metà primavera, all’ora di pranzo. Ero nel bar della scuola per mangiare frettolosamente un panino, prima di intraprendere le lunghe e consuete attività pomeridiane. C’erano altri ragazzi e un professore che pranzava, come noi.

Non ricordo più di cosa si stesse parlando, di quale argomento si discutesse o chi avesse attaccato bottone. Ma non ha importanza.

L’unica cosa che rammento nitidamente è il professore, seduto sul suo sgabello, con la forchetta a mezz’aria, che domanda a me, solo a me, se io conosca il significato esatto della parola “compagno”.

Rimasi in silenzio. Non lo sapevo, non me lo ero mai domandato, non ci avevo mai fatto attenzione, anche dopo quattro anni di liceo classico.

<< “Compagno” viene dal latino “cum” e la parola “panis”. “Compagno” è colui con cui si divide il pane >>.

Ero ipnotizzata da quella che forse può sembrare la più banale delle scoperte, ma che per me fu una rivelazione. Una parola così usuale, così consunta da secoli di uso, per lo più improprio, aveva in realtà una storia da raccontare, una storia altra, bella, importante, fondamentale, originale.

<< E tu il pane lo dividi con tutti? >>, mi chiese il professore, accennando a un sorriso per la provocazione che mi aveva appena lanciato e alla quale non si attendeva certo una mia risposta, almeno in quel momento.

Da quel giorno, quella parola non fu più la stessa per me. Quella parola raccontava storie di persone  che si erano scelte tra mille per affrontare viaggi e che avevano diviso davvero tra loro il pane, come fratelli; storie di persone che avevano condiviso un pane altro e cioè sogni, progetti, desideri, ideali, battaglie, lotte.

C’era stato un momento quindi, nella storia dell’umanità, in cui qualcuno aveva indicato la persona che aveva accanto come colui con cui condivideva il pane, cioè la cosa essenziale e quindi la vita stessa. Quello era il termine adatto, quello raccontava bene come stavano le cose.

Quel giorno ho imparato che ogni parola nasconde viaggi, pensieri, vite. Ogni parola è una promessa di qualcosa di grande perché grande è il mondo che spiega. Sostanziale è il loro significato originale, quello cioè che dovrebbe stare alla base delle vite di ciascuno di noi, quando diciamo che conosciamo le nostre origini. Se non sai cosa significhi davvero compagno, manca un pezzo alla tua origine, quindi alla tua umanità.

Questo ha dato una forma nuova alle cose, mi ha aiutato a capirle, a vederle meglio, a ricercarle con pazienza nelle pieghe della stanca quotidianità.

Le parole leggono il mondo, ne distinguono i dettagli e ne esaltano l’essenza.A me sembrano racchiudere concrete promesse di meraviglia. Per tutti.

Questo è il mio unico proposito per il 2018: avere compagni così. Curarmene, tenermeli stretti. Che altro potrei desiderare di avere, a parte la possibilità di smaterializzarmi, mentre fuggo da Godzilla?!

4 pensieri su “A prova di Godzilla

  1. S’è svejaaaaaaaata! (cit.)
    😀
    Marchese del Grillo a parte, evidentemente le minacce di licenziamento funzionano! Ora le ho propinate anche a mia moglie, così forse intorno all’8 vedrà la luce il suo primo post. 😀
    Nel frattempo, sto preparando una storiella breve (un migliaio e spicci di parole, credo) da postare ad hoc per l’Epifania… Ma a te non interesserà affatto, visto che sei così mainstream mentre io scrivo solo del pidocchioso intrattenimento di genere! 😀
    😛

      1. gherardopsicopompo

        Tempo fa, sul vecchio blog, avevo iniziato a scrivere delle storie brevi con i protagonisti che si chiamavano Daniele e Zaccaria… Sarebbero catalogabili più o meno come urban fantasy, ma anche sticazzi 😀
        Però mi divertiva scriverle… Quindi pensavo di ricominciare! Ne ho scritte 4, più due o tre incomplete e questa

      2. Bubbik

        …. E comunque, in tempi non sospetti, anche la regina del mainstream ha scritto un racconto fantasy. Pure decisamente fico, ecco.

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